Il termine "comunismo", nato in Francia nel 1840, ma ha acquisito il significato corrente solo nel 1918, quando Lenin, dopo aver preso il potere in quello che era l'impero russo, ha chiamato il suo partito “comunista”. Fino alla pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista nel 1848, i termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili. Marx ed Engels operano la suddivisione tra «socialismo utopistico» e «socialismo scientifico», che essi chiamano anche comunismo e che sarà la base ideologica di tutte le dittature comuniste.

Il comunismo è una variante del socialismo. Mentre i socialisti credono nella democrazia e vogliono conquistare il potere democraticamente, i comunisti credono nella “dittatura del proletariato” e intendono arrivare al potere con la rivoluzione.

In un'occasione, Lenin francamente ha definito il comunismo come la dittatura del proletariato, un potere non limitato da nulla, da nessuna legge, non condizionato da alcuna regola, che si basa sulla coercizione. Una definizione che descrive perfettamente ciò che è avvenuto sotto il suo regime.

I comunisti, come i socialisti e gli anarchici, affermano che la loro dittatura è solo un regime temporaneo, istituito per distruggere le classi possidenti e l'intero ordine socio-politico borghese. Una volta che la borghesia sia stata schiacciata, lo stato sarà "appassito" ed è destinato a cedere il posto a una libera associazione di comunità.

Ma questo obiettivo non è mai stato raggiunto da alcun regime comunista. La lotta di classe è stata intesa a partire da Lenin nel più drastico dei modi: l'eliminazione fisica di tutti quelli ritenuti incompatibili con l'edificazione del comunismo (tecnici, ingegneri, professionisti attivi sotto il governo zarista, contadini proprietari “kulaki”, religiosi e devoti). Questo sterminio ha raggiunto il suo apice con Stalin, e successivamente in Asia con Mao Tse-tung, e Pol Pot.

Ovunque i comunisti abbiano preso il governo, la proprietà dei mezzi di produzione e dei terreni agricoli, è stata trasferita allo stato (nota: non agli operai, non ai contadini, ma allo STATO).

La borghesia è stata annientata (non solo tramite l'espropriazione ma anche fisicamente tramite omicidi, persecuzioni, deportazioni) ma ad essa si è sostituita una nuova casta con difetti ancora peggiori: una nomenclatura improduttiva, vorace, ignorante che si è arrogata diritti e privilegi che fingeva di voler combattere.

I regimi comunisti, quando non sono crollati per il fallimento economico o nel tentativo di riformarli (ed è il caso dell'Unione Sovietica) si sono atrofizzati.

  • Cuba e la Corea del Nord sono due esempi evidenti di questa incapacità di evolversi.
  • L'Unione Sovietica, si è disgregata con il tentativo di riformarla in senso democratico. Si vedano gli articoli: 23 agosto - una data storica - Soltanto Stalin.
  • La Cina rimane una feroce dittatura comunista che sopravvive solo perché ha abbracciato l'economia di mercato: “arricchirsi è glorioso” (Deng Xiaoping). 

Tutte le esperienze di questo secolo indicano che un regime comunista non può essere cambiato democraticamente dal basso, dalla volontà popolare ma unicamente dalle classi dirigenti. 

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