Le parole pronunciate dal Presidente Mattarella lo scorso anno in occasione della Giornata del Ricordo, avrebbero dovuto segnare un punto definitivo nei tentativi di negare, sminuire e riscrivere la tragedia delle foibe e dell’esodo istriano, eppure continuano ad esserci pubblicazioni, convegni, interventi pubblici di carattere giustificazionista o riduzionista, quando non negazionista.

Foibe, strage di matrice comunista

Mattarella lo scorso anno affermò senza giri di parole che la dittatura comunista: “Scatenò, in quelle regioni di confine, una persecuzione contro gli italiani, mascherata talvolta da rappresaglia per le angherie fasciste, ma che si risolse in vera e propria pulizia etnica, che colpì in modo feroce e generalizzato una popolazione inerme e incolpevole”.

Un discorso in cui si individuano precise responsabilità (il comunismo, perciò i partigiani comunisti titini) superando la tesi secondo cui ad essere uccisi furono solo i fascisti ma migliaia di persone con la sola colpa di essere italiane. Alla luce delle parole del Presidente della Repubblica, non si può accettare ci sia ancora chi considera questa ricorrenza una giornata di serie b cercando di giustificare quanto avvenuto nel confine orientale e diffondendo in luoghi istituzionali teorie negazioniste o riduzioniste. Il superamento del clima d’odio e di scontro che si denuncia quotidianamente in Italia, parte da una memoria condivisa che non transiga sull’uccisione di migliaia di italiani ma faccia del ricordo di quanto accaduto, un elemento di coesione nazionale.

La “colpa” di essere italiani

In tal senso, pubblicazioni come il libro di Eric Gobetti offensive già dal titolo E allora le foibe?, non solo non sono utili a una memoria condivisa ma, dietro a una presunta terzietà e oggettività storica, promuovono tesi e argomentazioni faziose e di parte. D’altro canto, da un autore che qualche anno fa si fece fotografare con il pugno chiuso di fianco a un ritratto di Marx, con il fazzoletto rosso al collo e alle spalle la bandiera dei partigiani titini, gli stessi che trucidarono migliaia di italiani, non c’è da aspettarsi altro. Continuare a definire le vittime delle foibe “fascisti” come fa Gobetti (citiamo testualmente: “Nella narrazione pubblica del Giorno del Ricordo si sta affermando sostanzialmente la visione per la quale solo i partigiani sono carnefici, mentre i fascisti sono solo vittime”) e non persone la cui unica colpa è stata quella di essere italiani, vuol dire travisare la realtà dei fatti.

Come denuncia l’eurodeputato Marco Dreosto: “Il negazionismo è purtroppo ancora vivo da alcune parti”. In merito un post dell’Anpi Brescia che, riprendendo un passaggio del libro di Gobetti, scrive “non ci sono prove documentarie certe che a Basovizza siano avvenute esecuzioni né che vi siano state sepolte vittime delle epurazioni”. Anche quest’anno non mancano eventi, iniziative, comunicati stampa polemici e provocatori, dai comuni come Formigine in provincia di Modena in cui si realizzano convegni a senso unico fino a Lucca dove l’estrema sinistra si è scagliata contro la maggioranza Pd per aver deciso di intestare una via a Norma Cossetto.

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