Trotzkij 1918

Anche di Trockij è stato fatto un santino intoccabile. "Martirizzato" da Stalin, è stato poi beatificato dai comunisti occidentali.  Tuttavia Trotzkij condivideva i metodi e le idee di Lenin e Stalin. La maggior parte degli storici ritiene che il corso del bolscevismo non sarebbe stato molto più morbido sotto Trotzkij. Citiamo le sue parole: "Il proletariato è una classe storicamente in ascesa... La borghesia, all'epoca attuale, è una classe in decadenza. Non solo non svolge il ruolo essenziale nella produzione ma, attraverso i suoi metodi imperialisti di appropriazione, distrugge l'economia mondiale e la cultura umana. La vitalità storica della borghesia è però colossale. Si aggrappa al potere e non molla la presa. Per questo minaccia di trascinare nella sua caduta tutta la società. Per strapparle il potere dalle mani occorre tagliargliele. Il terrore rosso è l'arma impiegata contro una classe votata a morire e che non vi si rassegna". Il terrore rosso finirà per distruggere anche la sua testa.

Trotzkij, Lev Davidovič Pseudonimo di Lev Davidovič Bronštein (Janovka, Ucraina 1879 - Città di Messico 1940), rivoluzionario e ideologo marxista russo, fu tra i più importanti leader della Rivoluzione bolscevica e fece parte del nuovo governo finché non venne espulso dal partito e costretto all'esilio dal suo grande rivale Stalin. Un sicario di Stalin si incaricò di assassinarlo piantandogli una picozza in testa...

Trotzkij: adesione al marxismo

Figlio di ebrei russi, entrò in politica nel 1896 aderendo al Movimento socialdemocratico operaio a Nikolaev, la città dove aveva compiuto gli studi. Ben presto abbracciò la dottrina marxista e cominciò a organizzare l'Unione russa meridionale dei lavoratori, ma nel 1899 venne arrestato e deportato in Siberia, da cui riuscì a fuggire nel 1902, riparando in Europa; a questo periodo risale l'adozione dello pseudonimo di Trotzkij. A Londra si unì a Lenin, Martov (pseudonimo di Julij Cederbaum), Georgij Plechanov e altri socialdemocratici russi riuniti intorno alla rivista "Iskra" (La scintilla), e riuscì a mettersi in luce grazie alle doti di implacabile polemista e di brillante oratore. Al secondo congresso del Partito socialdemocratico russo tenutosi a Londra (1903) si allontanò da Lenin e dai bolscevichi, schierandosi con la corrente minoritaria dei menscevichi. Nel 1905, allo scoppio della prima rivoluzione, accorse in Russia per unirsi ai ribelli, e acquistò un'esperienza pratica nella direzione del Soviet (Consiglio) operaio dei lavoratori di San Pietroburgo. Fu incarcerato nel dicembre del 1905 e deportato di nuovo in Siberia, da dove riuscì nuovamente a fuggire nel 1907; trascorse i successivi dieci anni in Europa e quindi negli Stati Uniti facendo propaganda tra gli emigrati.

Trotzkij: IL LEADER RIVOLUZIONARIO

Quando scoppiarono i primi moti rivoluzionari nel 1917 Trotzkij si trovava a New York, dove aveva fondato il giornale russo "Novyj Mir" (Nuovo Mondo). Rientrato in Russia, aderì al Partito bolscevico e fu eletto nel Comitato centrale. Nel settembre fu chiamato a presiedere i Soviet degli operai e dei soldati di Pietrogrado e si schierò con Lenin sulla necessità di rovesciare il governo provvisorio con una sollevazione armata dei bolscevichi. Si impegnò in una capillare opera di propaganda fra le masse di lavoratori e soldati, e infine diresse le operazioni della Rivoluzione d'ottobre. Diventato commissario del popolo per gli Affari esteri nel governo che si formò all'indomani della rivoluzione, trattò la pace separata con la Germania a Brest-Litovsk.

Trotzkij: LA TEORIA DELLA "RIVOLUZIONE PERMANENTE"

Assunto il commissariato della Guerra, creò l'Armata Rossa, il corpo militare a cui andò il merito della vittoria durante la guerra civile (1918-1921) che oppose le forze bolsceviche alle Armate bianche controrivoluzionarie, ma quando Lenin si ritirò dalla politica attiva (maggio 1922), Trotzkij non riuscì a subentrargli, e il potere venne assunto dalla troika formata da Zinov'ev, Kamenev e Stalin. Già prima della morte di Lenin, Trotzkij entrò in contrasto con Stalin, oppositore dell'idea trotzkiana di "rivoluzione permanente", secondo la quale la presa del potere e l’instaurazione della dittatura del proletariato non potevano essere identificate con la rivoluzione, ma costituivano solo l’inizio di un lungo processo storico; per Trotzkij, il compito fondamentale dei rivoluzionari era quello di coinvolgere in questo processo altri paesi e soprattutto quelli dell’Europa occidentale, senza i quali la trasformazione socialista non avrebbe avuto modo di attuarsi.

Trotzkij: LO SCONTRO CON STALIN E L'ESILIO

Il contrasto fra le due posizioni si fece insanabile e nel 1925 Trotzkij venne rimosso dalla carica di commissario del popolo. Estromesso dal Politburo nel 1926, nel 1928 fu deportato ad Alma Ata e infine, nel 1929, venne espulso dall'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche con l’accusa di essere un traditore e un “nemico del popolo”. Riparò inizialmente in Turchia e poi in Francia. Nel 1938 fondò la Quarta Internazionale, dove si raccolsero le componenti antistaliniste del movimento comunista internazionale. Più tardi si recò in Norvegia e infine in Messico. Durante gli anni dell’esilio Trotzkij scrisse varie opere. Nel 1930 espose la sua analisi teorica nella Rivoluzione permanente, mentre dedicò alla rivoluzione bolscevica due opere di carattere storico, Storia della rivoluzione russa (1932), che ebbe subito numerose traduzioni, e La rivoluzione tradita (1937), in cui denunciò la degenerazione staliniana dello stato sovietico. Trotzkij continuò a partecipare al dibattito politico di quegli anni, criticando non solo la linea politica della Terza Internazionale, ritenendola responsabile dell’indebolimento delle sinistre di fronte all’avanzare del fascismo e del nazismo, ma anche quella dei “fronti popolari”. Il suo contributo venne tuttavia ignorato dalla leadership comunista europea, strettamente legata a Mosca. Morì in Messico, ucciso, per ordine della NKVD, dall’esule spagnolo Ramón Mercader; del complotto fu sospettato a lungo anche il pittore David Siqueiros. La sua figura venne rivalutata solo negli anni Sessanta, grazie alla pubblicazione della biografia in tre volumi (Il profeta armato; Il profeta disarmato; Il profeta esiliato) di Isaak Deutscher.

Per molti comunisti è un vero sacrilegio criticare Trotzkij: ne hanno fatto un vero e proprio martire di Stalin. Il fatto che sia stato mandato in esilio e ucciso da un sicario di Stalin (come centinaia di altri comunisti sovietici e non) non ne fanno un santo, o un teorico del comunismo dal volto umano. 

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