Jagoda

Jagoda, Genrich Grigorević (Lodz 1891 – Mosca 1938), uomo politico sovietico. Di origini ebraiche (il suo vero nome era Herschel Jehuda), aderì nel 1907 all’ala bolscevica del partito operaio socialdemocratico. Membro della CEKA (la polizia politica segreta) dal 1920, in seguito fu messo a capo della GPU e del NKVD. Jagoda fu tra i più accesi sostenitori di Stalin e fu tra gli artefici dell’eliminazione di Kirov e della successiva ondata di epurazioni in seno al Partito comunista sovietico (vedi Purghe staliniane).

Nel 1936 cadde a sua volta in disgrazia; accusato di trotzkismo, nel 1938 venne condannato a morte e giustiziato.

Jagoda: di origini ebraiche, il suo vero nome era Enoch Geršonovič Ieguda, in gioventù aveva studiato a Nižnij Novgorod come farmacista, era stato amico dello scrittore Maksim Gorkij, oltre che noto per la sua passione verso il gioco e le donne.

Aderì al partito bolscevico nel 1907 e fu deportato in Siberia nel 1911; amnistiato nel 1913 si stabilì a San Pietroburgo.

Entrato nella Čeka (che, dal 1922, assunse la denominazione di GPU), dopo la rivoluzione d'ottobre del 1917, divenne nel settembre 1923 il secondo vice di Feliks Dzeržinskij e alla morte di questi, nel luglio 1926, il vice del suo successore Vjačeslav Menžinskij, ben presto gravemente ammalato (Jagoda fu poi accusato di averlo ucciso per avvelenamento).

In questo ruolo Jagoda fu tra i principali organizzatori della liquidazione dei kulaki. Nella prima metà degli anni trenta si dedicò alla pianificazione della rete dei Gulag e, in tale contesto, alla costruzione del canale Mar Bianco-Mar Baltico e, successivamente, del canale Mosca-Volga. Morto Menžinskij, fu nominato commissario del popolo agli interni dal 10 luglio 1934 al 16 settembre 1936 e, come tale, direttore del neonato NKVD, erede della GPU.

Fu il probabile organizzatore dell'assassinio di Sergei Kirov, il 1º dicembre 1934 a Leningrado, evento che segnò l'inizio delle grandi purghe staliniane. Supervisionò gli interrogatori nel primo dei processi di Mosca nell'agosto 1936, che si concluse con la condanna e la fucilazione, tra gli altri, di Lev Kamenev e Grigorij Zinov'ev, principali esponenti dell'opposizione di sinistra del partito comunista.

Subito dopo, su ordine di Stalin, fu a sua volta estromesso dall'incarico dal suo vice e successore Nikolaj Ezov, con l'accusa di non essere sufficientemente zelante. Arrestato il 3 aprile 1937, fu condannato nel quarto ed ultimo dei processi moscoviti, nel marzo 1938 e subito fucilato 

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